Il treno arriva a
Basilea poco prima delle 11:00 e nel giro di qualche minuto tutto è
pronto per l'inizio del viaggio. Attraverso il centro cittadino in direzione del
fiume per imboccare subito la pista ciclopedonale che ne segue il tracciato ma
che proprio oggi è occupata dalle bancarelle di una festa locale, e mi fermo brevemente a
Weil am Rhein
dove percorro il nuovissimo ponte costruito davanti al
Dreiländereck, il monumento a forma di freccia che segna il confine delle tre
nazioni: Svizzera, Francia e Germania. Il
Dreiländerbrücke, un
ponte riservato a ciclisti e pedoni inaugurato nel 2007, è un piccolo gioiello,
anche se sbocca praticamente in piena città: c'è da augurarsi che sia presto
collegato sui due lati a un percorso ciclabile.
Proseguo per qualche chilometro fra le vie cittadine e poi lungo una strada
principale prima di immettermi sul vero e proprio percorso del Reno sull'argine
del fiume, la strada sterrata che da qui proseguirà per centinaia di chilometri
con solo brevi interruzioni o deviazioni; io ho scelto per comodità di seguire
il lato destro del fiume, in territorio germanico, poiché fra poco devierò verso
Freiburg in Brisgovia, ma il tracciato corre su entrambi i lati del Reno.
Il cielo è limpido e la temperatura dell'aria ideale per pedalare: viaggio con
il fiume da un lato e boschi e campagna dall'altro; a tratti appare qualche raro
segno dell'attività umana.
Dopo circa 55 chilometri arrivo a Hartheim, dove lascio l'argine e mi
immetto sulle strade che congiungono alcuni centri abitati, a quest'ora
completamente deserti (sono le due del pomeriggio). Riesco comunque a trovare un
negozio aperto e faccio scorta di acqua, che avevo ormai esaurito; finora non ho
trovato nemmeno una fontana sulla mia strada, e anche in seguito ne troverò
davvero poche. Per contro, in Germania le infrastrutture destinate ai ciclisti
sono molto piú sviluppate che in Svizzera (per non parlare dell'arretrato
Ticino): le piste a lato delle strade (ma su un tracciato separato fisicamente),
gli svincoli alle intersezioni con le strade a grande traffico (sopra e
sottopassaggi) e la segnaletica specifica mi facilitano nel raggiungere la
periferia di Freiburg senza troppi problemi, salvo qualche sbaglio di direzione
che fa crescere il computo dei chilometri e del tempo. Diversamente da quanto mi
indica la guida che sto seguendo (ed. Esterbauer, peraltro estremamente
dettagliata e chiara), proseguo da Munzingen a Tiengen e da qui punto
direttamente su Sankt Georgen, avendo trovato una pista a lato della strada che
la guida non mi segnalava.
Una volta in città mi accorgo però che la segnaletica "perde colpi" e, se è
molto chiara per gli automobilisti, lo è meno per i ciclisti; a parte questo
dettaglio pedalare per le vie di Freiburg è un'esperienza rilassante e
rinfrancante: ecco un luogo dove non si è "di troppo", anzi si ha l'impressione
di appartenere a una categoria privilegiata di utenti della strada. Si può
visitare la città comodamente, spostandosi in fretta senza l'assillo dovuto alle
automobili che premono da ogni lato: sarà per questo motivo che ho l'impressione
che vi siano piú ciclisti che automobilisti. Le conseguenze si avvertono nel
traffico davvero scarso (eppure è l'ora di punta): meno automobili significano
meno caos e meno inquinamento; la città diventa un luogo vivibile e - un
fenomeno dalle nostre parti impensabile - le principali vie di scorrimento del
centro sono spesso deserte.
Alloggio all'hotel Minerva (85 euro), fra la stazione ferroviaria e l'area pedonale del centro, in una tranquilla via laterale; un hotel di categoria media con una camera discreta e una colazione ottima e abbondante, anzi debordante. Avrei potuto sceglierne uno piú centrale (consiglio di fare cosí), ma temevo - senza ragione - che le distanze fossero maggiori e che in centro avrei avuto maggiori difficoltà a spostarmi in bicicletta e a piedi. Dopo aver visitato il centro (il Münster, la cui navata sinistra è purtroppo inaccessibile a causa di alcuni lavori, le vie attorno all'Augustinerplatz e alla Gerberau, la Schwabentor e la Martinstor), ceno con piena soddisfazione al ristorante Löwen, e fortuna vuole che per arrivare all'hotel devo camminare, cosí lo stomaco ha il tempo di "prendere coscienza" dell'ottimo e abbondante cibo ingurgitato.