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Arrivo alla stazione di Andermatt alle nove e venti di una splendida
giornata, calda e soleggiata, ma a duemila metri di altitudine l'aria è
fresca e la temperatura piacevole. La salita all'Oberalp
si rivela meno
impegnativa di quanto pensassi, anche con la bicicletta a pieno
carico - ed è la prima volta che viaggio in queste condizioni.
La pendenza si mantiene regolare fra il sette e l'otto percento, con un
tratto iniziale a tornanti alle spalle del paese seguito da un lungo rettilineo che si
inoltra nella valle a nordest, verso il passo. Negli ultimi due chilometri
la pendenza è quasi nulla.
Sulle sponde del laghetto, dopo una pausa accompagnata da una
cioccolata calda, ha finalmente inizio il viaggio che
segue il fiume nella sua lenta corsa di 1'326 km dalle sue
sorgenti nel cuore delle Alpi fino allo sbocco dei suoi bracci
nel mare del nord. Si tratta in realtà di uno dei due
tributari originari, il Vorderrhein o Reno anteriore;
l'altro, l'Hinterrhein o Reno posteriore sgorga piú a
sudest dal ghiacciaio del monte Adula (nei pressi del passo del
San Bernardino). La mia méta immediata è molto piú vicina, la
città di Basilea: per raggiungerla dovrò compiere un'ampia curva in
senso antiorario lungo il confine orientale della Sizzera,
dirigendomi a nord e poi a ovest. Prima
tappa la città di Coira, capitale del cantone dei Grigioni,
che raggiungerò dopo
circa 100 km buona parte dei quali da percorrere in discesa.
E in effetti dal passo parte un lungo tratto poco trafficato; strada attraversa un infinito bosco
qua e là
interrotto da alcuni villaggi prevalentemente rurali. C'è poco da pedalare e molto da
ammirare, anche se il fiume rimane quasi sempre nascosto dagli
alberi; per il momento è comunque solo un semplice torrente, uno
dei tanti che scendono dalle cime delle Alpi.
Supero Sedrun, Disentis, Obersaxen e gli altri paesini
fermandomi talvolta per guardarmi in giro e scattare qualche
fotografia: dato che sto attraversando una regione della
Svizzera che conosco poco, mi sono imposto di non correre, anzi di concedermi tutto
il tempo necessario a godermi il viaggio e cerco di seguire
ogni suggerimento fornito dalla guida sulle particolarità dei
luoghi che di volta in volta incontro.
Mi fermo a Ilanz dopo 60 km per un pranzo veloce (un panino e una bibita) e per recuperare le forze in vista della salita che mi aspetta, anche se sin qui non ho faticato molto e il dislivello che ho davanti non supera i 250 metri. Poco piú avanti la valle cambia di aspetto: non piú pendii scoscesi ma regolari ricoperti dai boschi, ma una netta frattura nella roccia che crea una serie di gole prive di alberi fra le quali si insinua il Reno che si sta via via ingrossando. Sul lato nord della roccia si trovano i centri turistici di Flims e Laax; io passo dall'altra parte, da Valendas. La stradina sale dai 700 metri di altitudine di Ilanz a circa 950 fra boschi e prati, poi la discesa in una gola trasforma il paesaggio che diventa arido, quasi lunare: è la Ruinaulta, una sorta di gran canyon alpino. A volte si riesce a intravvedere il tracciato della ferrovia retica, che proprio qui ha richiesto quelle soluzioni architettoniche estreme che lo hanno reso celeberrimo e gli hanno fatto guadagnare la menzione di patrimonio culturale dell'umanità da parte dell'Unesco.
A Reichenau il Reno è protagonista di un altro spettacolo, la congiunzione dei due bracci nei quali finora era distinto. A volte l'acqua dei due bracci è cosí diversa che ancora decine di metri dopo la loro congiunzione si possono notare chiaramente le due masse (nelle foto che ho scattato io questa differenza è poco visibile, ma si nota).
Da qui a Coira
non c'è piú molto da dire. La capitale dei Grigioni invece è molto interessante:
relativamente piccola ma con un centro storico vasto e molto ben
conservato, a traffico ridotto o nullo e quindi territorio per
pedoni e ciclisti (numerosi). La stazione ferroviaria merita una
menzione per aver vinto, nel 2007, il Prix Vélo grazie all'innovativo
sistema di parcheggio delle biciclette (ne può ospitare 800 al
coperto e altre 200 all'aperto).
Mi concedo un gustoso gelato artigianale in una gelateria italiana
(almeno, cosí si chiama), e piú tardi una cena abbondante e
squisita. Domani mi aspetta una tappa particolarmente lunga, dato
che ho deciso di modificare il piano del viaggio e - se il fiato
tiene - pedalare fino a Costanza invece di fermarmi a Rorschach come
prevedevo inizialmente.
Dopotutto, quel tratto di strada l'ho già percorso lo scorso anno,
quindi non c'è motivo di fare soste negli ultimi 40 km.
PS: ho alloggiato all'hotel Chur, sulla strada principale e all'inizio della città vecchia; ho scelto una camera con vista sul torrente pensando che una sulla strada sarebbe stata troppo rumorosa, ma a conti fatti era piú fastidioso il torrente. L'hotel offre un buon rapporto qualità-prezzo, ma bisogna valutare bene quale camera prendere.