26 gennaio 2010
Siamo arrivati "uni"! - Riparte l'avventura di
Bike to work,
iniziativa svizzera che promuove l'uso della bicicletta per gli spotamenti
quotidiani fra la casa e il luogo di lavoro e che di conseguenza si rivolge in
modo particolare alle aziende private e pubbliche. Alla scorsa edizione hanno
partecipato 1098 aziende e oltre 51 mila persone, che hanno percorso nel mese di
giugno (il periodo in cui si svolge il concorso) quasi 8.2 milioni di
chilometri, in pratica una distanza pari a oltre duecento volte il giro della
Terra.
I numeri sono impressionanti, in positivo e in negativo: infatti la
partecipazione ticinese a questo importante appuntamento per la mobilità dolce
risulta ogni anno quasi nulla, cosí come è inesistente lo spazio che i media
nostrani dànno all'evento. Nel 2009 i concorrenti ticinesi sono stati sette
(ossia lo 0.6%), quando guardando alle dimensioni e alla popolazione del cantone
ci si sarebbero aspettati almeno cinquanta iscritti; in altre parole,
l'interesse che il Ticino riserva a questo tipo di iniziative è un decimo di
quello del resto della Svizzera. Significativo anche i rapporto fra il numero di
squadre iscritte quest'anno e nel 2009 (ogni azienda può iscrivere piú squadre):
su un totale di quasi 13 mila squadre, quelle ticinesi sono state 58, cioè il
25% in meno dello scorso anno, mentre nelle altre regioni linguistiche si è
registrato un aumento di iscrizioni del 10% (Svizzera tedesca) e addirittura del
32% (Romandia).
Siamo insomma ancora una volta il fanalino di coda, battuti anche da altri
cantoni alpini (il Vallese aveva tredici aziende iscritte, i Grigioni quindici,
Svitto sette), dato che chiude la bocca a chi giustifica l'antipatia dei
ticinesi per la bicicletta con l'osticità del territorio (ma non mi pare che nel
Locarnese o nel Mendrisiotto i ciclisti abbondino). Fra l'altro, brillano per
assenza gli enti pubblici: solo il comune di Chiasso ha aderito all'iniziativa,
mentre nella lista non figurano né uno solo degli altri comuni, né una scuola,
né un altro ente pubblico, un ufficio o un servizio dell'Amministrazione
cantonale, a dimostrazione che l'esempio viene dall'alto.
E se a dare l'esempio fossero proprio i rappresentanti scelti dai ticinesi? Dopo
la giornata dedicata al calcio e quella dedicata allo sci sulle piste di una
delle stazioni invernali nostrane, che dovrebbe servire anche come promozione
turistica di aziende peraltro finora molto ben foraggiate con i soldi pubblici,
si potrebbe pensare quanto meno a una giornata "a spasso in bicicletta" sulle
strade ticinesi: sarebbe sicuramente piú rischiosa, ma anche molto meno costosa
e servirebbe a far aprire gli occhi sulla realtà della nostra regione e su cosa
significhi cercare di preservarla scegliendo di spostarsi tutti i giorni con un
mezzo di trasporto sano e pulito.
17 novembre 2009
Biciclette e cavoli - Una cosa va riconosciuta a Marco Borradori: non è
il solo nostro ministro a raccontare bufale (cfr. notizia del 15.9.2009). Sul
sito web di Sportissima,
manifestazione sportiva organizzata ogni anno dal Dipartimento dell'educazione,
della cultura e dello sport, si citano a piú riprese le fantomatiche ciclopiste
ticinesi in luoghi dove delle ciclopiste non c'è manco l'ombra. In realtà si
tratta principalmente di strade agricole su cui passano anche le biciclette (ma
anche ciclomotori e moto, le automobili private, i camion eccetera). mi sorge un
dubbio: forse che i (pochi) sussidi per la costruzione di piste ciclabili in
Ticino si spendono per costruire e sistemare le strade agricole, arricchendo il
già pingue contributo che lo Stato versa al mondo agricolo?
21 settembre 2009
Chi ha paura dei ciclisti - Un articolo del quotidiano Le Monde fa
il punto sulla diffusione delle biciclette in Francia e sulle conseguenze che
essa comporta sul traffico stradale in generale. Le conclusioni sono chiarite
sin dal titolo: L'afflux des cyclistes ne constitue pas un danger pour la
circulation en ville (la presenza dei ciclisti non rappresenta un pericolo
per il traffico cittadino). Partendo da un dato apparentemente negativo -
l'aumento delle sanzioni a carico dei ciclisti - l'analisi delle statistiche
relative alle infrazioni e agli incidenti rilevati a Parigi mostra come i
ciclisti siano non solo gli utenti piú deboli, e dunque piú vulnerabili, della
strada, ma che nella maggioranza dei casi sono vittime piuttosto che cause degli
incidenti nei quali sono coinvolti. E gli esperti in sicureza stradale
concordano nel ritenere che "plus il y a de vélos, moins il y a d'accidents"
(piú ciclisti circolano, meno incidenti si verificano).
Qui il testo dell'articolo (da Le Monde del 27.08.2009)
Qui la traduzione
dell'articolo di Le Monde (dal sito fiab.it)
15 settembre 2009
Il bugiardo - Qualche giorno fa (il 10 settembre) il Consigliere di Stato
Borradori ha presentato la pubblicazione Guida alle ciclopiste in Ticino;
nel suo discorso di presentazione alla stampa egli afferma che "oggi, in
Ticino, possiamo percorrere complessivamente 252 km di ciclopiste". Ora, la
legislazione federale chiarisce molto bene cos'è una ciclopista: l'ordinanza
sulle norme della circolazione stradale le definisce "strade destinate ai
ciclisti, costruite in modo da essere separate dalla carreggiata e segnalate
come tali" (art. 1 ONC, RS 741.11), e in Ticino chiunque può rendersi conto che
non esistono tutte quelle strade destinate alle sole biciclette, anzi non esiste
neanche un decimo dei chilometri dichiarati. È vero che potrei percorrere 252
volte l'unico chilometro di ciclopista esistente a nord di bellinzona, ma mi
sentirei ridicolo.
Possibile che il responsabile del Dipartimento del territorio non conosca il
diritto federale concernente l'ambito di sua competenza? Possibile che
fraintenda - non è la prima volta- il significato delle parole usandole a
sproposito? Perché se cosí non è, allora tutto ciò significa che il Consigliere
di Stato sta descrivendo una realtà estranea al luogo e al tempo in cui vive lui
e viviamo noi.
In un passaggio del suo discorso Borradori si lamenta del fatto che "al
Cantone di tanto in tanto si rimprovera ancora di non considerare a sufficienza
la mobilità ciclabile"; mi consenta di correggerla, caro Consigliere: non è
vero che non la considerate a sufficienza: non la considerate per niente. Il
solo sistema utile per recuperare terreno nel settore delle ciclopiste consiste
nel costruirne!
Aggiornamento (21 settembre 2009): contrariamente a
quanto scritto nel testo del discorso del Consigliere di Stato, il titolo della
pubblicazione è Percorsi ciclabili in Ticino. Si chiarisca le idee,
Consigliere!
Qui il testo del discorso del Consigliere di Stato Borradori (documento
pdf, 30kB; dal sito ww.ti.ch)
Qui la pubblicazione
(documento pdf) e il modulo per la richiesta della versione su carta (dal sito
ww.ti.ch)
10 agosto 2009
Quale mobilità in Ticino - In questi giorni Mendrisio si sta riproponendo
nei panni della città piú "lenta" del cantone grazie a una nuova iniziativa
volta a favorire l'uso di biciclette elettriche. Si è cominciato in giugno
mettendole a disposizione dei dipendenti comunali, che potevano noleggiarle
gratis, e ora si pensa di estendere l'offerta a tutti i cittadini. E pare che a
Lugano ci sia chi intende imitare l'iniziativa di Mendrisio.
Reduce da una settimana in bicicletta sulle strade di Francia e Germania, mi
sono reso conto una volta di piú di quanto il Ticino sia arretrato nel campo
della mobilità dolce. Mancano le idee e manca la volontà di agire seriamente in
questa direzione, non con iniziative isolate e di impatto scarso o nullo che
nella migliore delle ipotesi possono far contento qualche turista della domenica
ma adottando una vera, efficace strategia globale della mobilità cantonale. Si
preferisce invece puntare sulla pubblicità, sulla promozione dell'immagine di un
Ticino che non esiste, come avviene nel caso di TiLo (il sistema di trasporto
ferroviario regionale) la cui pubblicità vanta a sproposito un cantone con "ben
200 km di piste ciclabili" (sic) al solo scopo di attirare turisti ignari che si
ritroveranno a pedalare su trafficate strade, protetti solo da una inconsistente
linea gialla (e neanche continua), alla ricerca di quei 200 km che esistono solo
nella fantasia.
La realtà è ben diversa: in Ticino non si sa cosa siano le piste ciclabili, a
dispetto di una legislazione federale che parla chiaro e di una legislazione
cantonale che imporrebbe di realizzarne a ogni intervento di manutenzione
stradale. Ma da anni ormai neppure il Dipartimento responsabile mostra interesse
ad applicare tale legge, preferendo soluzioni meno onerose e piú redditizie in
termini di immagine.
Secondo alcuni personaggi politici la bicicletta è "roba per chi ha tempo da
perdere"; impensabile quindi proporre la creazione di tracciati riservati ai
ciclisti se non in aperta campagna, e anche qui è impensabile escludere da quei
tracciati i veicoli agricoli, le motociclette e qualche distratto automobilista.
Se all'estero i ciclisti circolano in pieno centro cittadino, correndo su piste
a loro riservate, condividendo i marciapiedi con i pedoni o viaggiando a fianco
di automobilisti rispettosi dei loro colleghi "deboli", faccio fatica a
immaginarmi una persona di mezza età che decida di saltare in sella per andare
in centro a lugano, magari solo per comperare il giornale. Meglio l'automobile.
27 aprile 2009
Lo stato fa il punto - Il Dipartimento del territorio del cantone Ticino
ha fatto il punto sulla mobilità aziendale nell'anno passato e sui suoi
interventi "mirati a cambiare la mentalità degli automobilisti". Secondo i dati
dello stesso Dipartimento cinque aziende hanno accolto l'invito a fare qualche
tentativo di cambiare le cose, ricevendo in cambio un contributo di duemila
franchi: cosa in sostanza abbiano fatto non è dato di sapere, tuttavia il
direttore del DT si dichiara soddisfatto del risultato positivo.
Al di là dell'involontaria battuta del Consigliere di Stato, l'impressione
generale è che in Ticino non sia cambiato niente, né a livello di mentalità né
sul piano pratico. All'iniziativa
Bike to work di
ProVelo le aziende e i comuni ticinesi iscritti sono solo sei su oltre mille
partecipanti, una quota risibile; si nota in particolare l'assenza dell'azienda
principale del cantone, l'amministrazione pubblica. Un'iniziativa analoga,
Bike2school,
volta a sensibilizzare sulla questione della mobilità i giovani, ovvero i
conducenti di domani, non ha avuto da parte dello stato la minima
considerazione.
Basterebbe poco all'amministrazione cantonale per dare l'esempio che la
mentalità sta davvero cambiando: ad esempio dotarsi di un numero sufficiente di
spazi per la sosta dei mezzi di trasporto alternativi all'automobile, magari
togliendo qualcuno dei parcheggi gratuiti destinati a qualche automobilista
privilegiato; oppure spingendo concretamente - e non solo con le solite inutili
parole - i dipendenti a preferire altri mezzi di trasporto. In questo modo si
sarebbe piú credibili quando si invita i privati a fare altrettanto. Invece
perdura anche fra i politici e gli amministratori la convinzione che il mezzo di
trasporto di tutti i giorni è e può essere solo l'automobile e che in Ticino è
impossibili muoversi in altro modo.
Una volta ancora sono costretto ad ammettere che in qualcosa gli svizzeri
tedeschi ci sono superiori, cosa che mi scoccia molto!
Qui il testo della notizia (da Ticinonline del 27.04.2009)
10 aprile 2009
Frammenti di cicloviaggi - Ho ricevuto la locandina che annuncia la
presentazione ticinese di un libro sul cicloturismo scritto "in prima persona"
dagli stessi protagonisti dei viaggi.
Riporto volentieri l'annuncio
in questa pagina.
1° aprile 2009
2'300 franchi - È il prezzo di una vita secondo la legislazione svizzera
sulla circolazione stradale. 2'300 franchi che in realtà solo 500, mentre i
restanti 1'800 sono sospesi: questo quanto paga un automobilista che per sua
colpa ha causato la morte di un motociclista; ma molti incidenti analoghi hanno
come vittime i ciclisti, altri utenti deboli della strada, e i pedoni.
Che una vita non abbia prezzo è un principio assoluto che però non trova
riscontro nella realtà; allora, si faccia in modo che il prezzo sia elevato: che
chi uccide in modo colpevole paghi salato, lui che può ancora vivere, per il
resto della sua vita. E che la strada gli sia vietata per sempre.
Qui il testo della notizia (da Ticinonline dell'1.04.2009)
18 marzo 2009
Il terzo mondo del pedale - Anche nel 2009 ProVélo Suisse propone
l'iniziativa Bike to work (al lavoro in bici), che si svolgerà nel
prossimo mese di giugno. Anche nel 2009 il Ticino spicca per la sua assenza, con
sei aziende iscritte su un totale di 1006 (dati odierni): fra queste i comuni di
Chiasso e Lugano e la Società elettrica sopracenerina; il comune di Giubiasco
non si ripresenta, ed è un peccato; se si nota un aumento del numero di iscritti
di un buon 15% a livello svizzero, i ticinesi sono stabili. A tutte le aziende
partecipanti va una lode per l'impegno civico nel sostenere, anche solo in modo
simbolico, la salvaguardia del territorio in cui tutti noi viviamo.
Autorità e opinione pubblica ignorano tranquillamente l'evento, di cui non c'è
traccia né sulla carta stampata, né nei media radiotelevisivi e online: eppure
proprio nei mesi scorsi la RTSI ha speso soldi e tempo per aggiornarsi nel campo
dell'informazione elettronica. Ciò dimostra una volta di piú che fra il
possedere un computer e il saperlo usare c'è un abisso. E l'amministrazione
cantonale, l'azienda piú grande del cantone (che fra l'altro è anche il maggior
datore di lavoro e il principale produttore di inquinamento), non è in grado di
dotarsi di una pur semplice politica della mobilità destinata alle migliaia
(otto? nove?) di suoi dipendenti, né mostra di interessarsi alle sempre piú
numerose iniziative promosse in tal senso a livello svizzero.
Bike to work è un esempio, ma esiste un'iniziativa analoga che concerne gli
alunni delle scuole (Bike2school,
www.bike2school.ch), promossa anch'essa da ProVélo.
Grazie a un rinvio dei termini, resta ancora una manciata scarsa di giorni per
iscriversi all'iniziativa Bike to work: qualcuno saprà approfittarne
oppure il Ticino, sede dei mondiali di ciclismo del 2009, quanto a cultura
ciclistica continuerà a essere considerato il "terzo mondo" della Svizzera?
17 marzo 2009
Di nuovo in sella - Torna la primavera, tornano le rondini dal sud e dal
loro letargo riemergono orsi, marmotte e biciclette. Nei mesi invernali poco si
è mosso sulla stampa a proposito della mobilità dolce, fatta eccezione per i
soliti proclami tanto urlati e tanto poco concretizzati.
L'ultima idea folle l'ha avuta un municipale luganese che vorrebbe aprire al
traffico ciclistico la galleria di emergenza del costruendo tunnel
Vedeggio-Cassarate. A parte il fatto - è un dettaglio - che non vi sono piste o
corsie ciclabili in arrivo o in partenza dal citato tunnel (ma c'è sempre la
corsia di emergenza dell'autostrada!), l'autore di cotanta pensata ha poca
dimestichezza con la bicicletta, altrimenti saprebbe che circolare in un tunnel
non è esattamente il sogno di ogni ciclista. Per onestà intellettuale va detto
che quella del municipale è stata una sorta di provocazione, una battuta piú che
una proposta, eppure c'è qualcuno che l'ha presa sul serio: un responsabile del
Dipartimento del territorio probabilmente poco avvezzo all'umorismo; pare che in
Svizzera non vi siano esempi simili: chissà per quale motivo? Piuttosto, il
funzionario (un ingegnere) avrebbe potuto proporre di ricavare dalle strade
cittadine a cielo aperto, presumibilmente sgravate di parte del traffico, una
pista, o quanto meno una corsia, riservata alle biciclette. Insomma, le
strutture servono all'interno delle città, dove vivono i potenziali utenti delle
due ruote, ma certo non nelle periferie. (dal Corriere del Ticino del 6
marzo 2009)
Ho ripescato un articolo pubblicato sul quotidiano online
Il Mattino in cui si commentano, con i soliti toni beceri e una conoscenza
solo superficiale delle regole della grammatica italiana, i progetti luganesi
relativi alla pianificazione urbanistica e alla mobilità; riporto le frasi alla
lettera per rispettare tutta la loro colorita volgarità: "Non penserete mica
di obbligare chi deve andare in centro per lavoro a prendere il Trenino dei
Puffi?!!! La mobilità lenta, la bicicletta e i bus, vanno bene per chi non ha
impegni, per chi è in pensione o in vacanza! Non per chi lavora!!!"
Questo è il profondo pensiero immortalato (di suo pugno, a quanto meno di sua
firma) su carta dal leader di un grosso partito cantonale. Con dirigenti
di tale spessore, il cui unico interesse è mangiare oggi quanto piú è possibile
alla faccia di chi verrà, e forniti da madre Natura dell'apertura mentale di
un'ameba, le prospettive per il resto dell'umanità sono nere.
Qui il testo dell'articolo (da Il Mattino online del 4 novembre
2007)
28 gennaio 2009
Premiare chi pedala? - Quante sono le persone disposte, a vantaggio del
proprio benessere, di quello degli altri e dell'ambiente nel suo assieme, a
sacrificare una minima parte delle comodità cui sono abituate?
Quanto è disposta a fare un'azienda o un ente pubblico per invogliare i suoi
dipendenti a compiere qualche piccolo sacrificio?
A queste domande ha risposto un'azienda di Ravenna con un'originale e
intelligente iniziativa, con la quale ha deciso di premiare con giorni di ferie
i suoi dipendenti che scelgono la bicicletta per percorrere il tragitto fra casa
e sede di lavoro. Quasi un terzo di essi ha optato per le due ruote e ha
percorso in un anno oltre 19'000 km, corrispondenti a 90 giorni di ferie
ulteriori. Le ferie sono calcolate in base ai chilometri percorsi e alla
distanza fra l'abitazione e la sede di lavoro, per cui chi abitava piú distante
e compie uno sforzo maggiore ha avuto diritto a piú minuti giornalieri rispetto
a chi abita vicino. L'iniziativa prosegue anche nel 2009.
Le chiacchiere non costano nulla: è il motivo per cui se ne fanno tante, e ciò è
vero soprattutto per chi ha fatto delle chiacchiere il proprio mestiere, ovvero
i politici. In Ticino si parla volentieri della pista ciclabile nord-sud che
collegherebbe Airolo a Chiasso, ma di questa pista esistono in realtà solo pochi
metri: il resto è un semplice percorso stradale a volte pericoloso (monte
Ceneri, Lugano e dintorni, Mendrisio, eccetera). Se solo una volta tanto si
passasse dalle chiacchiere ai fatti ...
Qui il testo della notizia (dal sito fiab.it, 20.012009)